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Polimedica Sant'Egidio
Psicoterapia

Attacchi di panico: cosa sono e come si trattano

18 maggio 20263 min di lettura
Un attacco di panico è un episodio improvviso e intenso di paura, accompagnato da sintomi fisici così marcati — tachicardia, sensazione di soffocamento, vertigini — che spesso viene inizialmente scambiato per un'emergenza cardiaca o respiratoria, con una corsa al pronto soccorso che si conclude con accertamenti nella norma.

Riconoscere un attacco di panico

Cuore che batte molto forte, respiro corto, sensazione di irrealtà, paura intensa di perdere il controllo o di stare per morire, in assenza di un pericolo reale immediato: sono i sintomi tipici, che raggiungono il picco in pochi minuti — quasi sempre entro dieci — e poi si attenuano gradualmente.

Il primo passo: escludere cause mediche

Poiché i sintomi somigliano a quelli di alcune condizioni cardiache o respiratorie, è ragionevole che il primo episodio venga valutato dal medico per escludere cause organiche, prima di indirizzare il percorso verso la gestione psicologica del disturbo.

Il circolo della paura della paura

Dopo un primo attacco, molte persone iniziano a temere che possa ripresentarsi, e questa stessa paura anticipatoria può contribuire a generare i sintomi fisici che si vogliono evitare — un circolo che porta talvolta a evitare luoghi o situazioni associate al primo episodio, anche quando non c'entrano realmente con la causa.

Come aiuta la psicoterapia

Un percorso psicoterapeutico aiuta a comprendere i meccanismi che alimentano gli attacchi di panico — spesso legati proprio a questa paura della paura stessa — e fornisce strategie concrete per ridurne frequenza e intensità nel tempo, incluse tecniche pratiche da utilizzare nel momento in cui un episodio si presenta.

Cosa fare (e non fare) durante un episodio

Cercare di controllare il respiro rallentandolo consapevolmente, ricordarsi che l'episodio, per quanto spaventoso, si esaurirà da solo in pochi minuti, ed evitare di allontanarsi bruscamente dalla situazione se possibile, sono strategie che molte persone imparano a utilizzare nel percorso. Allontanarsi sistematicamente, al contrario, rinforza nel tempo l'idea che quella situazione fosse davvero pericolosa.

Quando gli attacchi diventano un disturbo più ampio

Quando gli episodi si ripetono con una certa frequenza e la paura di un nuovo attacco inizia a condizionare le scelte quotidiane — evitare i mezzi pubblici, i luoghi affollati, restare vicino a un'uscita per sicurezza — si parla di disturbo di panico vero e proprio, una condizione riconosciuta clinicamente per cui il supporto psicoterapeutico ha un ruolo consolidato in letteratura.

Un percorso che restituisce fiducia nel proprio corpo

Uno degli effetti collaterali meno discussi degli attacchi di panico è la sfiducia che si sviluppa verso i segnali del proprio corpo, percepiti come potenzialmente pericolosi anche quando non lo sono. Parte del lavoro terapeutico consiste proprio nel ricostruire questa fiducia, imparando a distinguere un segnale fisico innocuo da uno che richiede davvero attenzione.

Il ruolo, a volte, di un supporto farmacologico

In alcuni casi, soprattutto quando gli attacchi sono frequenti o particolarmente invalidanti, il percorso psicoterapeutico viene affiancato da una valutazione psichiatrica per un eventuale supporto farmacologico temporaneo. Non è una scelta obbligata né automatica, ma una possibilità da valutare insieme quando la sola psicoterapia, nei tempi necessari, non è sufficiente a ridurre la sofferenza quotidiana della persona.

Questo articolo ha uno scopo informativo e non sostituisce una valutazione professionale. Per una diagnosi o un trattamento è necessario rivolgersi a un professionista sanitario.

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