Cos'è, esattamente
Si tratta di un sovraccarico dei tendini che si inseriscono sulla parte esterna del gomito — l'epicondilo, appunto — e che permettono di estendere polso e dita. Nonostante il nome contenga la parola "-ite", che in medicina indica solitamente un'infiammazione, gli studi più recenti descrivono spesso un quadro di degenerazione tendinea da sovraccarico ripetuto, più che una vera infiammazione acuta: una distinzione che, come vedremo, ha conseguenze dirette sul trattamento.
I gesti quotidiani che la scatenano
Usare un cacciavite ripetutamente, digitare a lungo su una tastiera con il polso in posizione scorretta, sollevare una padella con la presa a mano prona, persino stringere ripetutamente il manico di una valigia: sono tutti gesti che, ripetuti nel tempo, sovraccaricano esattamente gli stessi tendini coinvolti nel gesto del rovescio nel tennis — da cui il nome storico della condizione, oggi un po' fuorviante.
Come si riconosce
Il sintomo principale è un dolore localizzato sulla parte esterna del gomito, che peggiora afferrando o stringendo oggetti — aprire un barattolo, stringere una mano, sollevare una tazza piena diventano gesti fastidiosi — e che può irradiarsi verso l'avambraccio. Non è quasi mai un dolore che compare da un giorno all'altro: si costruisce gradualmente, spesso ignorato nelle prime settimane perché lieve.
Perché il riposo assoluto non basta
Evitare del tutto il gesto che scatena il dolore, per settimane o mesi, allevia temporaneamente il sintomo ma non allena il tendine a tollerare di nuovo il carico: appena l'attività riprende, il dolore spesso si ripresenta. Un percorso di carico progressivo e controllato, guidato da un professionista, è generalmente più efficace del riposo prolungato nel restituire una funzione stabile nel tempo.
Le opzioni di trattamento
Il trattamento conservativo — gestione del carico, esercizio terapeutico specifico, talvolta un tutore epicondiloideo da indossare durante le attività più a rischio — è efficace nella grande maggioranza dei casi. Le infiltrazioni vengono considerate in casi selezionati e con maggiore cautela rispetto al passato, proprio perché la natura degenerativa più che infiammatoria della condizione ne condiziona l'efficacia nel tempo. La chirurgia resta un'opzione residuale, riservata ai casi che non rispondono a un percorso conservativo condotto correttamente.
Piccoli adattamenti che aiutano subito
In attesa che il percorso di rinforzo produca i suoi effetti, alcuni accorgimenti pratici riducono il carico quotidiano sul tendine: usare strumenti con impugnatura più larga, sollevare oggetti con il palmo rivolto verso l'alto anziché verso il basso quando possibile, alternare la mano dominante nei gesti ripetitivi non essenziali. Sono adattamenti temporanei, non una soluzione definitiva, ma aiutano a non ostacolare il lavoro di recupero in corso.
Non solo il gomito: quando coinvolge anche il polso
In alcuni casi il sovraccarico che genera l'epicondilite si accompagna a una tensione simile anche nei muscoli dell'avambraccio più vicini al polso, soprattutto in chi svolge lavori manuali ripetitivi o utilizza il mouse per molte ore. La valutazione tiene conto di questa possibile estensione del quadro, perché trattare solo il punto più dolente senza considerare l'intera catena muscolare coinvolta rischia di lasciare irrisolta parte del problema.
L'epicondilite mediale: la sorella meno conosciuta
Esiste anche una forma speculare, l'epicondilite mediale — o "gomito del golfista" — che coinvolge i tendini sulla parte interna del gomito, quelli che flettono polso e dita. È meno frequente della forma laterale ma segue una logica molto simile: sovraccarico ripetuto, gesti di presa e flessione del polso eseguiti a lungo, e un percorso di trattamento sostanzialmente sovrapponibile.
Questo articolo ha uno scopo informativo e non sostituisce una valutazione professionale. Per una diagnosi o un trattamento è necessario rivolgersi a un professionista sanitario.
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